Social Media, benessere e confronto sociale

Instagram permette già da 10 anni di comunicare col mondo tramite immagini. Le parole sono un potente mezzo di espressione, ma le immagini aprono a una sfera di significati più emotivi, più interpretabili. È un po' come quando ci si trova davanti ad un quadro, un’opera d’arte… l’interpretazione rimane basata sulle proprie sensazioni, indipendentemente dall’intenzione dell’autore. Quindi l’immagine in qualche maniera ci dice qualcosa di noi.


Ora immaginiamo di vedere un post su Instagram: foto di momenti “perfetti”, di persone felici, di soddisfazioni. Sì perché in qualche maniera, come evidenza Galletti (2020), su Instagram si tende a presentare la propria immagine ideale (anche grazie ai filtri) e di conseguenza si è esposti a ciò che gli altri reputano le parti migliori di sé e della propria vita. Che poi quella sia una parte limitata, che lo schermo presenta a volte finzioni si sa, ma il confronto con la propria vita è quasi automatico. È qualcosa che avviene anche offline: il giudizio sulle proprie abilità si basa sul confronto con gli altri (Festinger, 1954).


La ricerca scientifica si sta quindi chiedendo quanto tutto questo possa impattare sul benessere personale. Uno studio condotto su Facebook (Chou & Edge, 2012) suggerisce che la percezione che gli altri abbiano una vita migliore sia più diffusa tra coloro che seguono molti profili di persone che non conoscono dal vivo. Questo sembrerebbe essere collegato a due distorsioni cognitive in particolare. La prima si riferisce alla frequenza in cui viene visto qualcosa (per esempio: tante persone pubblicano foto di cene al ristorante? Allora tutti vanno al ristorante). La seconda implica lo spiegare gli elementi positivi sui profili altrui in base a caratteristiche della loro personalità invece che alle situazioni (seguendo l’esempio: se vanno al ristorante è perché “se lo possono permettere”, non perché magari era una ricorrenza). Qualcosa di simile sembra accadere su Instagram. Guardare immagini (di per sé più equivocabili del testo) di persone con cui non si ha contatti sembra possa essere correlato a sintomatologie depressive a causa del confronto sociale in una cultura perfezionistica (Lup et al., 2015). Ma è così per tutti? Secondo una ricerca recente (De Vries et al., 2018) dipende dal modo in vengono interpretati gli stimoli. Gli autori definiscono il confronto con l’Altro un “ladro di gioia”. Tendenzialmente una foto “felice” provocherebbe emozioni e pensieri positivi, però sembra che il confronto sia collegato a una diminuzione di reazioni positive (es. potrebbe invece provocare invidia/rabbia/tristezza/disgusto etc). A tal proposito potrebbe essere utile prendere ogni tanto delle brevi pause dai Social Media, anche solo di qualche giorno, la soddisfazione per la propria vita potrebbe guadagnarne (Fioravanti et al., 2019).   










Bibliografia 


Chou, H. T. G., & Edge, N. (2012). “They are happier and having better lives than I am”: The impact of using Facebook on perceptions of others’ lives. Cyberpsychology, Behavior, and Social Networking, 15, 117–121. doi:10.1089/cyber.2011.0324 


de Vries, D. A., Möller, M. A., Wieringa, M. S., Eigenraam, A. W., & Hamelink, K. (2018). Social Comparison as the Thief of Joy: Emotional Consequences of Viewing Strangers’ Instagram Posts. Media Psychology, 21(2), 222-245. https://doi.org/10.1080/15213269.2016.1267647 


Festinger, L. (1954). A Theory of Social Comparison Processes. Human Relations, 7(2), 117–140. https://doi.org/10.1177/001872675400700202 


Fioravanti, G., Prostamo, A., & Casale, S. (2020). Taking a Short Break from Instagram: The Effects on Subjective Well-Being. Cyberpsychology, behavior and social networking, 23(2), 107–112. https://doi.org/10.1089/cyber.2019.0400 


Galletti, E., Disponibile presso: https://www.stateofmind.it/2020/11/instagram-astensione-effetti/ 


Lup, K., Trub, L., & Rosenthal, L. (2015). Instagram #instasad?: exploring associations among Instagram use, depressive symptoms, negative social comparison, and strangers followed. Cyberpsychology, behavior and social networking, 18(5), 247–252. https://doi.org/10.1089/cyber.2014.0560