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COVID-19 E NATALE 2020: DI COSA SI HA DAVVERO BISOGNO?

Chi lo vive con gioia ed entusiasmo, chi con malinconia, chi con rabbia, chi finge indifferenza... ma il periodo natalizio tocca dal vicino tutti. È un periodo in cui, complici le sollecitazioni esterne, si riflette sulle proprie relazioni e sulla propria storia di vita. Cosa suscitano le luci, gli addobbi, la musica e gli odori del Natale per le strade e nei negozi, le domande degli altri sulle festività? Probabilmente la risposta dipende dalle esperienze passate, dalle emozioni e dalle persone allora presenti.


E allora questo Natale di assenze e atipicità sarà un bene o un male? Sarà diverso. Ad alcuni faranno male la solitudine forzata, il pensiero che sarebbero stati soli comunque, l’assenza o la modifica necessaria a riti e tradizioni. Altri si potrebbero sentire in qualche maniera sollevati nel poter trascorrere un Natale senza (o minori) costrizioni e aspettative sociali e familiari. Molti si sentiranno confusi. 


Tuttavia, ci potrebbero essere dei risvolti interessanti. Ad esempio, si potrebbe capire qualcosa in più sui propri bisogni. Magari pensando “non ho provato la solita ansia durante il ritrovo familiare” oppure “quella persona/situazione mi è inaspettatamente mancata”. Potrebbe essere un modo per sperimentare nuovi modi per esprimere affetto alle persone care. 


I cambiamenti sono difficili da gestire, richiedono un’attivazione di risorse superiori che non consentono di andare in modalità “pilota automatico”. Ecco, questa potrebbe essere una nota positiva in questo Natale turbolento. Inizialmente non sembrerà “Natale”, ma non è utile soffermarsi solo sulle privazioni. Questo modo di vivere la situazione genererebbe un senso di impotenza e frustrazione, poiché poco si può fare per cambiare la realtà esterna (e dunque la possibilità di movimento). Però si può cogliere l’opportunità per riflettere su se stessi e avere un atteggiamento creativo per passare al meglio possibile queste festività. Si potrebbe rimanere sorpresi dalla gioia in situazioni impensate. Potrebbero esserci delle modifiche al proprio sistema di valori. Si potrebbe distinguere, a vantaggio anche delle esperienze future, la felicità autentica e squisitamente soggettiva da quella preconfezionata a cui aderire per “senso del dovere” o senza farsi troppe domande.